Data: 
Lunedì, 23 Febbraio, 2026
Nome: 
Vinicio Peluffo

Grazie, Presidente. Intervengo anch'io per chiedere un'informativa urgente del Governo sulla decisione dell'amministrazione Trump di imporre nuovi dazi unilaterali. Presidente, non siamo di fronte a una scaramuccia commerciale, siamo di fronte a un fatto che può avere un impatto diretto e immediato sul nostro sistema produttivo, sulle nostre esportazioni e sulla tenuta di intere filiere industriali.

Gli Stati Uniti sono il nostro secondo partner commerciale: parliamo di circa 70 miliardi di euro di esportazioni, parliamo di migliaia di imprese, di lavoratori, di distretti che hanno costruito nel tempo relazioni economiche solide e competitive. Ogni punto percentuale di dazio in più è un colpo alla competitività delle nostre aziende.

La sentenza della Corte suprema americana ha aperto uno spazio di chiarezza e di possibile riequilibrio, ma la reazione dell'amministrazione Trump che prevede nuovi dazi, addirittura superiori rispetto a quelli ipotizzati nell'intesa di luglio, rischia di far saltare ogni percorso negoziale e di trascinare le relazioni commerciali in una nuova spirale di tensione. Allora, di fronte a questo scenario, qual è la posizione del Governo italiano? Finora abbiamo assistito a un silenzio preoccupante, un silenzio che rischia di trasformarsi in subalternità. Un Paese serio, Presidente, difende i propri interessi nazionali dentro una cornice europea forte e coesa. Un Governo serio non si acconcia a inseguire scelte sciagurate tenendosi ben calcato sulla testa il cappellino MAGA. Un Governo serio non resta in mezzo al guado.

L'Europa si sta preparando a reagire e a mantenere una linea di unità. L'Italia che cosa intende fare? Intende sostenere con convinzione una posizione europea comune? E ancora: questo Governo intende attivare strumenti di tutela e di compensazione per i settori più colpiti?

C'è poi un tema concreto e immediato, che è quello dei rimborsi e delle azioni legali. Dopo la pronuncia della Corte suprema, molte imprese, comprese grandi partecipate italiane con attività negli Stati Uniti, potrebbero trovarsi nella condizione di chiedere il rimborso dei dazi dichiarati illegittimi e di avviare ricorsi, come hanno già fatto 1.500 imprese statunitensi.

Il Governo intende accompagnare queste imprese oppure, per non infastidire l'amministrazione Trump, sceglierà di non esporsi? Ricordo che, negli ultimi anni, sono stati pagati dazi per oltre 150 miliardi di dollari complessivi, in parte anche dalle aziende italiane. Non stiamo parlando di cifre simboliche, parliamo di risorse sottratte agli investimenti, all'innovazione, all'occupazione.

Il punto politico, allora, è chiaro: l'Italia non può permettersi una politica commerciale passiva, non può accettare che decisioni unilaterali di Washington mettano a rischio interi comparti del made in Italy - dall'agroalimentare alla meccanica, dalla moda alla chimica - senza una reazione chiara e coerente.

Noi non siamo per l'escalation, siamo per il negoziato, per il multilateralismo, per le regole condivise. Ma il negoziato si fa da una posizione di forza e di unità europea, non con la testa bassa, non con la strategia del fingersi morti, dell'opossum, come finora ha fatto questo Governo.

La difesa dell'interesse nazionale non si proclama, si pratica, e oggi l'interesse nazionale si difende con una linea europea chiara, con il sostegno alle imprese, con la capacità di dire con franchezza agli alleati che l'Italia non è terreno di conquista né variabile dipendente delle scelte di altri. Il Governo venga in Aula, venga la Presidente Meloni, riferisca e si assuma la responsabilità delle proprie scelte, perché su questo tema non è in gioco una polemica di parte, ma la credibilità economica di tutto il Paese.